Il campo, le tre domande e l'AI che non ci sostituisce
Ho passato gli ultimi mesi a chiedermi da dove si comincia davvero con l'AI in azienda. Non dagli strumenti, ho capito — da tre domande molto più semplici e molto più scomode.
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Ho passato gli ultimi mesi a chiedermi da dove si comincia davvero con l'AI in azienda. Non dagli strumenti, ho capito — da tre domande molto più semplici e molto più scomode.
Per anni ho pensato che le competenze del lavoro si fermassero alla porta di casa. Poi mi sono accorto che erano esattamente le stesse — solo che a casa le dimenticavo.
Claude, Notion, Raycast, Superhuman, Excel. Ogni tre mesi rivedo il mio stack — non per moda, ma perché restare fermi è una scelta costosa.
L'avevo preso pensando fosse l'ennesimo manuale di produttività. Si è rivelato l'esatto contrario — un invito a lasciare alcune cose nella loro bellezza disordinata.
Quando un'azienda manifatturiera investe in demand forecasting, la prima riunione è sempre la stessa. Due anni dopo, quasi sempre, il progetto è in stallo. E la colpa non è quasi mai dell'algoritmo.
Qualche settimana fa ho aperto Claude davanti ai colleghi in una riunione tesa, in tempo reale. È stato uno dei momenti più interessanti che ho vissuto sul lavoro negli ultimi mesi.
Un contratto annuale sembra un traguardo. In realtà è un punto di partenza — e la differenza tra uno che invecchia bene e uno che esplode si gioca in cinque domande che spesso non facciamo.
Ho passato gli ultimi mesi a testare strumenti di AI generativa su processi di procurement reali. Quello che ho trovato è più sfumato di quanto mi aspettassi.
Quando si parla di ridurre le scorte, la conversazione finisce sempre sul capitale immobilizzato. Il vero costo, quasi sempre, è un altro — e quasi nessuno lo misura.