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Sette strumenti che uso ogni giorno nel 2026 (e perché cambio spesso)

Ho sempre avuto un rapporto particolare con gli strumenti di lavoro. Mio nonno, che era falegname, mi diceva che un artigiano si riconosce dai suoi attrezzi: non perché li abbia tutti, ma perché sa esattamente quali gli servono e perché. Credo valga anche per chi lavora con le informazioni, forse ancora di più oggi che il panorama si muove talmente in fretta che restare fermi è una scelta costosa.

Ogni tre mesi rivedo il mio stack. Non per moda, ma perché quasi sempre qualcosa è migliorato abbastanza da meritare un cambio. Ecco quello che uso adesso, nell'aprile 2026, con una nota onesta: tra sei mesi alcune di queste scelte saranno cambiate.

1. Claude (Anthropic) — il mio interlocutore di pensiero. È lo strumento che uso di più, di gran lunga. Non per generare testi pronti all'uso, ma per pensare ad alta voce. Gli racconto un problema, gli faccio tre domande, gli chiedo di contestarmi. Scrivo meglio e decido meglio quando ho qualcuno con cui confrontarmi, anche se quel qualcuno è un modello linguistico. Uso la versione desktop con progetti strutturati per cliente e per area tematica.

2. Claude Code — lo scripting senza scrivere codice. Da quando l'ho installato mi sono accorto di quanto tempo perdevo a fare cose che erano automatizzabili ma che non sapevo automatizzare perché non sono uno sviluppatore. Oggi se devo estrarre dati da cento PDF, generare un report ricorrente, unire fogli Excel con logiche complicate, lo faccio in Claude Code e produco uno script che la volta dopo riutilizzo. Ha cambiato il mio rapporto con le attività ripetitive.

3. Notion — il cervello esterno. Uso Notion come secondo cervello da anni. Progetti, appunti, database di contatti, lettura in corso, riflessioni. Non è perfetto — diventa lento con molti dati, la sync mobile a volte zoppica — ma non ho trovato alternative migliori per tenere collegate idee diverse senza sforzo. I template personali li ho rifatti tre volte e probabilmente li rifarò ancora.

4. Raycast — il sistema nervoso del Mac. Ogni volta che apro il computer di qualcun altro e vedo quanto tempo perde tra app e finestre, mi ricordo perché Raycast è uno dei miei strumenti preferiti. Lancio qualsiasi applicazione, cerco file, gestisco snippets, converto unità di misura, uso estensioni per ogni cosa. Installato e configurato bene, fa risparmiare decine di minuti al giorno che non ti accorgi nemmeno di risparmiare.

5. Superhuman — l'email senza ansia. L'email per anni è stata la cosa che mi metteva più ansia della giornata. Aprire Gmail la mattina significava essere ostaggio dell'agenda di qualcun altro. Superhuman — pur costando cifre considerevoli — ha rimesso me al centro del mio tempo. Scorciatoie da tastiera, snooze, template intelligenti, e un'assistenza AI che scrive bozze decenti in pochi secondi. Non per tutti, ma per chi ha tanto inbox quotidiano è una delle spese più ripagate.

6. Excel — il vecchio amico che non muore mai. Potrei scrivere per dieci pagine di fila sul perché Excel resti irrinunciabile, anche nel 2026, anche con tutte le alternative moderne. La verità è che per certi tipi di analisi rapide, modelli what-if, confronti tra scenari, non c'è ancora niente che lo batta in velocità di pensiero. Lo uso ogni giorno, spesso insieme a Claude per generare formule complesse o macro VBA al volo. La combinazione è potente.

7. Cal.com — l'agenda che lavora per te. Lo scheduling manuale delle riunioni è uno degli sprechi di tempo più stupidi dell'epoca moderna. Cal.com — alternativa open source a Calendly — ha risolto il problema. Il link della mia disponibilità è nella firma delle email. Chi vuole un incontro sceglie. Io non perdo più un solo messaggio a coordinare slot, e il tempo risparmiato è impressionante una volta che lo misuri.

La domanda che mi fanno più spesso quando condivido lo stack è: "non ti stanca, cambiare sempre?". La risposta onesta è: no, mi stancava di più restare fermo.

Il panorama degli strumenti è cambiato così radicalmente negli ultimi due anni che continuare a usare quello che usavamo nel 2023 ha un costo di produttività reale, anche se invisibile. Ogni strumento nuovo richiede qualche giorno di apprendimento, ma restituisce mesi di efficienza ritrovata. Il calcolo economico è chiaro, anche se psicologicamente sembra il contrario.

Quello che ho imparato è che la regola non è "usa gli strumenti più nuovi". È "rivedi il tuo stack periodicamente, con onestà". Alcune cose nuove non migliorano nulla e vanno ignorate. Altre cambiano davvero il modo in cui lavori, e vanno adottate in fretta.

Il gusto sta nel distinguere le due cose. E si allena, come tutte le cose che contano.


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