Un po' di contesto

Mi chiamo Michele.

Pugliese di Canosa, milanese di adozione. Ho studiato a Bari e poi il lavoro (in verità più l'amore) mi ha portato su, dove vivo ormai da più di dieci anni con Marina e i nostri due bambini.

Mi occupo di supply chain, acquisti e operations da quando ho finito l'università. In questi anni mi è capitato di lavorare in settori molto diversi — dal medicale al food-tech, dalla siderurgia ai cavi industriali fino all'arredamento — e ogni volta ho imparato che le aziende si assomigliano più di quanto pensino. I problemi veri sono quasi sempre gli stessi: filiere che non si parlano, scorte che si accumulano dove non servono, decisioni prese senza avere i dati giusti sotto mano. E poi, negli ultimi anni, l'AI, che uso spesso, con curiosità e senza venerazione.

Credo molto nelle aziende che scelgono di fare le cose bene anche quando nessuno le obbliga. Sostenibilità, criteri ESG, inclusione non come caselle da spuntare ma come modo di stare al mondo: sono convinto che i fornitori, le persone e le filiere più diverse producano risultati migliori, non peggiori. È un tema che mi accompagna da parecchio e che continuo a studiare.

La famiglia è il centro di tutto. Marina e i bambini mi ricordano ogni giorno che la parola "urgente" è quasi sempre un'esagerazione. Mi piacciono i viaggi che ti fanno tornare un po' diversi, la fotografia come modo di guardare le cose con più attenzione, le mostre e i periodi storici che mi catturano a ondate — adesso una cosa, tra qualche mese un'altra. Gioco a basket e tennis quando il tempo e il ginocchio sono d'accordo. E ho un debole per le auto ben disegnate: certi oggetti raccontano molto di chi li ha pensati.

Questo non è il sito di un'azienda né un portfolio. È uno spazio dove condivido riflessioni, osservazioni e occasionalmente qualche idea fuori dagli schemi, anche quando sbaglio. Se qualcosa ti risuona, scrivimi: mi piace allargare il network e scambiare punti di vista con chi lavora sugli stessi problemi.